La cucina degli Egizi, Greci e Romani

Tra i popoli antichi che hanno lasciato tracce significative delle loro abitudini alimentari ricordiamo, in particolare, gli Egizi, i Greci e i Romani.

EGIZI:
La vita degli Egizi era scandita dalle inondazioni del fiume Nilo, determinate dalle abbondanti pioggie subtropicali e dallo scioglimento delle nevi degli altipiani dell'Etiopia.
Quando, alla fine della stagione estiva, il fiume si ritirava nel proprio alveo, il terreno rimaneva ricoperto dal limo, un fango particolarmente fine, pregno di detriti organici che rendevano il suolo molto fertile.
Proprio lungo le fertili sponde del Nilo si sviluppo' una fiorente coltura di frumento, farro, orzo, avena, miglio, fave, lenticchie, aglio, cipolle, porri, lattughe, ravanelli, cetrioli, piselli, fagioli, fichi, melograni, mele, datteri, meloni.
Il pane veniva cotto su apposite lastre riscaldate dal fuoco. Oltre al pane semplice si preparava anche quello arricchito con sesamo, anice e frutta. La carne era un lusso, quindi solo le classi piu' agiate potevano permettersela; quella bovina era la piu' apprezzata, ma si usava anche quella ovina e caprina.

GRECI
Tra i cibi piu' consumati dagli antichi greci ricordiamo le verdure, i legumi e la frutta.
Molto apprezzati erano anche i formaggi, le uova e i pesci che costituivano una buona risorsa proteica per la maggior parte del popolo, mentre la carne era anche in questo caso a esclusivo appannaggio delle classi piu' agiate.
Il prodotto piu' utilizzato era la MAZA, una specie di focaccia d'orzo, surrogato del pane di frumento, che era destinato solo ai ricchi.

ROMANI
Tra gli alimenti piu' importanti della gastronomia della Roma antica, sopratutto di quella della prima fase arcaica, ricordiamo i cereali, in particolare il farro e l'orzo, dai quali si ricava la polta (puls), una specie di polenta arricchita via via con semi di lino, lenticchie, cavoli e cipolle.
Intorno al III secolo a.C. si ha notizia della panificazione; il pane, la polta e le focacce erano farcite e insaporite con il pulmentarium che, in una prima fase, consisteva di latticini, verdure, legumi e uova, successivamente di qualsiasi altro cibo facesse da companatico.
Tra i vegetali commestibili si consumavano cavolo, cicoria, carciofi, cetrioli, piselli, ortica, malva, lattuga, bieta nera, funghi, rape, carote, ravanelli, radici e germogli di varie piante.
I Romani facevano un grnde uso anche di aglio, cipolle, crescione e di bacche aromatiche come il ginepro, il mirto, nonche' l'alloro, le cipollette, i porri ecc.
Una dieta prevalentemente vegetariana induceva i Romani dei primi secoli a consumare molto sale, il quale non veniva utilizzato solo come insaporitore, ma anche come companatico e agente conservante. Tra gli alimenti che si conservavano per la stagione invernale ricordiamo le radici, la carne di maiale salata o affumicata, il lardo, i formaggi, il miele, le olive.
La carne piu' consumata inizialmente fu quella suina.
Le pecore e le capre erano allevate prevalentemente per il latte, dal quale si ricavavano i formaggi.
Molto apprezzate e di larga diffusione erano anche la carne e le uova dei polli e delle oche, il cui allevamento era generalmente affidato alle donne. Il pesce entro' nell'alimentazione dei Romani in eta' abbastanza tarda, ma si diffuse rapidamente diventando un alimento di primaria importanza.

 

 

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